Il commento di Gicar

Potrebbe essere dissacrante ricordare con una canzone Aldo Moro, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino così come John Kennedy, Mahatma Ghandi, Martin Luther King  e tutti coloro (conosciuti o no, cosiddetti importanti o meno) che in questo momento sfuggono persino alla memoria. Persone, in fondo comuni e semplici, al di là degli incarichi pubblici ricoperti, che  per la giustizia, la libertà o un ideale sono stati dei simboli di riferimento e per il fatto stesso di esserlo (per una famiglia, un Paese o il mondo intero) qualcuno o più di qualcuno ha ritenuto opportuno rimuoverli anzitempo dalla “Storia” affinché non potessero proseguire nel proprio “disinteressato” lavoro per il benessere fisico e morale di tutti. Storie più o meno conosciute di coloro che sono stati uccisi per la loro “fede” nella religione, nello stato o in quei principi ai quali non è possibile prescindere  ai fini di una umana, pacifica e corretta convivenza civile.

Con una voce femminile, le note di una melodia e le parole di un testo si vuole piuttosto essere vicino a quelle donne (una moglie, una figlia, una sorella, una madre, una nonna, un’amica) che hanno accompagnato la loro vita, condividendola davvero nel bene e nel male, ed anch’esse vittime non dei rapporti interpersonali ma di quanto presunti intrighi di parte, ideologici, interessi nazionali o internazionali hanno messo in campo per giustificare le “Ragion di Stato” o di “Potere” qualunque esse siano ed ovunque si annidino.